Un po’ tedesco

Il termine di dieci giorni per trovare una risposta definitiva alla crisi europea, come da ultimatum dettato da Bruxelles, è quasi scaduto. Nel frattempo gli analisti ironizzano sulla “soluzione” che i leader europei annunciavano di aver trovato già alla vigilia di summit decisivi come quello di luglio o di ottobre, ma intanto da domattina – per 48 ore – i capi di governo dell’Ue si confronteranno sulle proposte di riforma dei trattati abbozzate da Angela Merkel e Nicolas Sarkozy. In occasione del vertice, che ruolo giocherà l’Italia?
Immagine di Un po’ tedesco
I primi indizi di questo mutato atteggiamento si trovano nel principale atto di governo deciso finora da Monti, ovvero la manovra correttiva dei conti pubblici. L’obiettivo rigorista era quello di assicurare che il pareggio di bilancio fosse raggiunto nel 2013, nonostante il rallentamento dell’economia, e per ora i 30 miliardi lordi tra nuove tasse e tagli alla spesa hanno rassicurato i mercati sul punto. Adesso, come ha spiegato Monti alla stampa estera, il nostro paese potrà tornare a fianco di Francia e Germania, definiti scherzosamente come ex “sinners”, “peccatori” in termini di bilancio, per le condotte fiscali degli anni passati. Un tributo implicito alla lingua tedesca, in base alla quale il termine “schuld” vale per “debito” ma anche per “colpa”, “peccato”.
Non solo: l’unica riforma strutturale contenuta nel decreto “salva Italia” è, per riconoscimento unanime degli osservatori, quella che riguarda le pensioni, ovvero lo stesso dossier che la Merkel potrà rivendere politicamente alla sua opinione pubblica, secondo i sondaggi stanca delle discrepanze europee sul termine dell’età lavorativa. Ma ciò che conta di più ai fini delle decisioni che saranno prese giovedì e venerdì per blindare le finanze pubbliche dell’Ue, o in subordine dell’Eurozona, è la posizione dei singoli stati su come garantire il rispetto degli accordi. Sarkozy è restìo a delegare a un potere sovranazionale la facoltà di supervisionare e vistare le finanze pubbliche, mentre la Merkel auspicherebbe interventi sanzionatori della Corte europea di giustizia.
Nel primo round di mediazioni, Berlino ha dovuto glissare su un ruolo forte della Corte, ma Sarko avrebbe accettato in cambio l’ipotesi di introdurre sanzioni automatiche ai paesi meno virtuosi e perfino la regola in base alla quale servirà la maggioranza qualificata in Consiglio Ue per respingere le sanzioni anti deficit. Monti, anche su questo punto, dovrebbe appoggiare la linea tedesca: in nome di finanze pubbliche sane, passi anche una maggiore erosione della sovranità nazionale. Nelle ultime ore il premier ha auspicato infatti che “alla Commissione siano attribuiti in tema di budget nazionali gli stessi poteri che già ha nel settore della concorrenza”. Non troppo distante, quindi, dalle proposte che il presidente del Consiglio Ue Herman Van Rompuy farà domani ai capi di stato, anticipate dal sito della Stampa, e che prevedono la sospensione del diritto di voto per chi viola i parametri di deficit e debito.
Anche sul ruolo della Banca centrale europea (Bce) Monti è stato finora molto sensibile allo spirito di Francoforte, avverso a qualsiasi politica monetaria espansionista. Al primo Ecofin al quale ha partecipato in rappresentanza del governo italiano, lo scorso 30 novembre, il premier e ministro dell’Economia italiano ci ha tenuto a precisare che “non si è parlato di ruolo della Bce come prestatore di ultima istanza” e comunque “non c’è ancora chiarezza assoluta sul ruolo di Bce, Efsf e Fmi”. Eppure non mancano, in Europa, gli esponenti governativi che in queste settimane hanno sfidato l’ortodossia stile Bundesbank, chiedendo al presidente della Bce, Mario Draghi, di operare come “prestatore di ultima istanza”, sostenendo l’euro anche con l’acquisto di titoli di stato di paesi solvibili ma in difficoltà. Ultimo capitolo del riallineamento di Roma è quello che riguarda la Tobin tax, la tassa sulle transazioni finanziarie che piace a Berlino ma non a Londra e Washington: ora il governo, ha detto Monti, “è più favorevole alla tassazione sulle transazioni finanziarie, mentre prima la posizione era contraria”. Ora, siamo tutti berlinesi.